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Simboli che proiettiamo: dal TN alla Metafisica della realtà

14/4/2024

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Salve a tutti! con questo mio post di oggi voglio mettervi a parte di alcuni punti importanti che ho raggiunto nel mio percorso di consapevolezza. Ho il piacere di rendere pubblici questa specie di “svelamenti interiori”,  perché penso possano essere utili anche ad altri sul loro personale percorso di consapevolezza. 
Partiamo dall’inizio.
Fino ad oggi è sempre stato il mio obiettivo quello di "lavorare" coi simboli rappresentati dai Pianeti, così come sono presenti nel nostro Tema Natale, con i loro aspetti facili o difficili e questo perché, in mancanza di una nostra presa di coscienza e di lavoro interiore, i Pianeti presenti nel Tema Natale, con i loro aspetti reciproci, esprimono la nostra modalità "meccanica", di reagire al mondo "esterno" e di conseguenza determinano, per legge vibratoria e quindi "meccanica", che il mondo intorno a noi si configuri in un certo modo piuttosto che in un altro. 
In base a quanto ho detto, parto dall’idea che siamo noi stessi a determinare l'incontro con certi simboli piuttosto che con altri. Del resto è esattamente ciò che già abbiamo visto succedere con il nostro Tema Natale, dove i Simboli Planetari sono posizionati per esprimere nella maniera più chiara possibile CHI SIAMO nel momento in cui, come Essenza Spirituale, ci rivestiamo di una forma umana in questo piano tridimensionale di realtà.
Veniamo ora all’oggetto di questo post e cioè alle comprensioni che si sono fatte sempre più strada dentro di me.
Mi è ora molto chiaro come la realtà non sia solo “fisica”, ma assolutamente “metafisica”.
Vi ricordo che il prefisso "meta" indica, fra i significati possibili,  l'andare "al di là".
Ma quindi la realtà va “al di là “ di che cosa? Beh, in primo luogo va oltre ciò che essa appare a un primo sguardo e più specificamente va oltre la sua parte propriamente “fisica”; in poche parole voglio dire che la realtà è soprattutto “invisibile”! (non a caso si parla di “metafisica” quando ci si occupa di Dio e di tutti quegli aspetti riguardanti l’Invisibile) 
Cosa intendo dire quindi? Intendo dire che ciò che ci circonda, per come appare al nostro sguardo, rappresenta sempre, a livello simbolico, ciò che noi in quel momento “complessivamente” SIAMO. Quando dico “complessivamente” intendo che dobbiamo tenere in considerazione sia ciò che “sappiamo di essere”, cioè la nostra parte conscia, che ciò che “non sappiamo di essere”, vale a dire la nostra parte subconscia e inconscia.
Ciò comporta quindi, come conseguenza, che se esaminiamo la realtà da cui siamo circondati, possiamo trarne delle informazioni per capire CHI SIAMO.
Ne deriva che se la realtà che vediamo è qualcosa in cui stentiamo a riconoscerci, questo è un segno abbastanza evidente che si è “coagulata” in quel modo soprattutto sulla base di nostre spinte inconsce. A questo punto è ovvio che è molto utile per noi prenderla in esame, soprattutto in quei punti che sembrano non appartenerci, allo scopo di indagare appunto il nostro inconscio e portarlo a livello di consapevolezza.
Per coagulare in un modo o nell’altro la nostra realtà, infatti, noi attingiamo al campo delle “possibilità”  o “campo quantico”; è chiaro però a questo punto che noi attingeremo alcuni elementi piuttosto che altri, in funzione di CHI SIAMO energeticamente in quel momento, o come si direbbe correntemente “a seconda di come stiamo vibrando”. 
Ed è precisamente qui il punto!
Potremmo infatti accorgerci che stiamo determinando la nostra realtà un po’ alla cieca, in modo inconscio, con elementi che poi si verificano penalizzanti e che a volte stentiamo a riconoscere come prodotti da noi. 
Come succede con gli aspetti planetari, di cui mi sono occupata lungamente, lo strumento principe che ci viene in aiuto è sempre l’OSSERVAZIONE DELLA REALTA’ che fino a quel momento abbiamo creato: attraverso questo strumento possiamo infatti essere in grado di portare a livello consapevole ciò che giace nell'inconscio. 
La realtà infatti ci parla e ci parla per simboli. 
Attraverso l’analisi di questi, possiamo prendere atto di cosa abbiamo inteso rappresentare e magari intravvedere il problema sottostante che ci ha spinti a creare situazioni penalizzanti.
Negli anni trascorsi ad analizzare Temi Natali mi sono spesso imbattuta in questo genere di situazioni. Sono spesso eventi che causano dolore e sofferenza alle persone interessate, soprattutto perché esse, non capendone l’origine e non essendo in grado di assumersene la paternità, si sentono “vittime” delle circostanze senza capirne la logica.
A titolo di esempio cito qui la situazione di donne che non riescono a diventare madri per una ragione o per l’altra; perché la gravidanza non riesce ad iniziare o non riesce a concludersi… Ebbene, quando si indaga un po’ nella vita della persona, affiora sempre dal profondo una profonda ambivalenza rispetto al proprio ruolo di madre, ovviamente derivante da esperienze della propria infanzia, ma soprattutto e direi esclusivamente da quelle esperienze che la persona non riesce ancora a riconoscere in sè e a elaborare.
Per spiegare ancor meglio come avviene il fenomeno di creare una realtà nella quale poi stentiamo a riconoscerci, facciamo un esempio inventando una storia.
Immaginatevi di alzarvi una notte da sonnambuli e andare verso la cucina. Lungo il tragitto attraversate il soggiorno e, mentre siete lì, scompaginate i cuscini del divano, aprite la coperta che era piegata e la sbattete in malo modo a terra; poi, ignari di ciò che avete combinato, ve ne tornate a letto. La mattina dopo, alzandovi dal letto per andare a preparare la colazione, passate dal soggiorno e vedete tutto a soqquadro. Cominciate a chiedere al marito se quella notte si è alzato, chiedete al figlio se ha passato parte della notte sul divano... ma alla fine sembra non esserci un responsabile; eppure il divano è sottosopra! 
Ecco, questa breve storia ci racconta come avviene che ci ritroviamo nel bel mezzo di situazioni che, apparentemente, non abbiamo creato noi.
Finché infatti siamo inconsapevoli di chi siamo, avremo sempre delle parti di noi che determinano nella realtà delle situazioni “spiacevoli” che stentiamo a riconoscere. 
Ma torniamo al dunque di questa mia analisi e cerchiamo di spiegare in che cosa consista il lavoro da fare rispetto ai simboli che la nostra vita quotidiana ci presenta. 
Partiamo dall'esempio del sonnambulo di cui sopra e poi farò un altro esempio. Supponiamo che questo sonnambulo sia una signora: una moglie e una madre di famiglia. È evidente che in qualche modo l'inconscio della signora mostra dei segni di insofferenza rispetto al suo vivere in casa. Certamente sente il bisogno di sovvertire lo status quo, ma probabilmente non ne è ancora pienamente consapevole. Il divano è altamente simbolico perché è il luogo del soggiorno dove la famiglia si riunisce per parlare, guardare un film, ricevere ospiti... Il suo inconscio le sta segnalando che in questo settore c'è una insofferenza per la situazione presente; fra l'altro non ha fatto manovre per creare un altro ordine, ma ha semplicemente buttato all'aria le cose; segno che in questo momento prevale la frustrazione e non ancora un'alternativa precisa. Cosa può fare questa signora quindi al momento? Semplicemente prendere atto del suo stato di insoddisfazione che non le era del tutto evidente o che non voleva ammettere e cominciare a diventare consapevole che forse non si trova così a suo agio nella situazione che sta vivendo in famiglia; da qui può cercare di capire che cosa in specifico non va, cosa può essere cambiato e, nel caso, attivarsi per farlo..
Facciamo un altro esempio.
Scendo la mattina a prendere l'auto per andare in ufficio e mi accorgo che lo specchietto laterale sinistro è stato divelto. Una volta sbollita la comprensibile frustrazione e prenotato il meccanico per la sostituzione, sarebbe bene che dedicassi qualche minuto ad analizzare questo simbolo.  Trattandosi del lato sinistro dell'auto ed essendo l’auto stessa una mia estensione con la quale riesco semplicemente ad andare più veloce nella vita, tengo buoni per l'analisi i parametri che applicherei al mio corpo: il lato sinistro è il mio femminile, lo specchietto serve a vedere chi arriva da dietro, quindi mi permette di vedere qualcosa che di solito non guardo direttamente. Bene. Che io sia uomo o donna sostanzialmente il risultato non cambia: se sono un uomo si tratta della mia parte femminile, del mondo delle mie emozioni e del mio rapporto con le donne; se sono una donna si tratta comunque degli stessi argomenti. In ambedue i casi questa rottura fa sì che io, finché non mi verrà sostituito lo specchietto, debba attuare delle modifiche quando guido e queste azioni che dovrò fare mi guideranno anche all’interpretazione di che cosa probabilmente anche nella mia vita chiede di essere modificato. Potrebbe essere che non possa più "specchiarmi/riconoscermi" in un certo modello femminile, oppure che non riesca più a guardare nella vita attraverso l'intermediazione dello specchio... forse devo guardare le cose in maniera più diretta e partecipativa, mettendo personalmente in gioco la mia intuizione? 
I significati possono essere molteplici e ognuno di noi dovrà trovare quello che gli risuona maggiormente, partendo sempre dalla simbologia che riusciamo ad identificare.
Un dato è certo. Se noi scegliamo la strada dell'interpretazione simbolica della realtà, cominceremo a capire che, al di là della comprensibile frustrazione che ogni "incidente" comporta, non tutti gli incidenti sono uguali e una gomma bucata non segnala le stesse problematiche di un danno allo specchietto laterale.
Mi rendo conto che questo può sembrare un discorso “ardito” e che può sembrare strano che ci sia un nesso fra accadimenti che noi consideriamo "puramente materiali" e la nostra Essenza più sottile, ma, a questo punto per mia esperienza, posso affermare che così non è, perché è questa stessa Essenza a determinare questo o quell'altro evento. 
Tuttavia ci tengo a sottolineare che personalmente ritengo fuorviante identificare in questi eventi un “fine evolutivo” in senso stretto, personificando il concetto di evoluzione, come se ci fosse un “padre” o un “educatore” che desidera una nostra “evoluzione”.  “Padre” e “educatore” siamo noi stessi e questa è una semplice Legge della Vita che tende, per sua natura, a perfezionarsi costantemente.
Facciamo un esempio comprensibile: se un albero  estende un suo ramo in maniera poco funzionale verso un muro e poi deve correggere la rotta e puntare verso una zona soleggiata, non è che l’Universo abbia degli intenti educativi verso l’albero, ma è l’albero stesso che man mano diventa “cosciente” di sue iniziative poco funzionali e le corregge. Ciò che manifestiamo nella nostra realtà, quindi, non può essere altro che ciò che noi al momento SIAMO; non c’è dunque esplicitamente un intento “educativo” da parte dell’Universo o della Coscienza Cosmica o di Dio (definitelo come preferite) nei nostri confronti…è che noi “siamo” quella stessa Coscienza che manifesta la realtà e quindi in sostanza noi “manifestiamo per capire noi stessi chi siamo”. 
Il dato interessante, una volta presa dimestichezza con questo assunto, è che, se portiamo questo processo a livello consapevole, riusciamo, volendo, anche a cambiare  la consapevolezza di partenza e cioè riusciamo a “decidere” chi vogliamo essere e a proiettare di conseguenza, la realtà a partire da quella condizione, ma questo verrà col tempo!...
C’è una celebre frase, attribuita a Socrate e comunque perfettamente coerente con gran parte della filosofia greca, che esprime perfettamente il senso di ciò di cui parlo: "Uomo, conosci te stesso e conoscerai l'universo e gli dei"
Nel frattempo la bellezza di questo lavoro interiore consiste nel fatto di riuscire a prendere sempre maggiore responsabilità di noi stessi nella nostra vita divertendoci anche a “sgamare” i significati che si nascondono nelle pieghe della realtà che abbiamo determinato e al contempo, finché non riusciamo a trasformarli, a viverli per lo meno con maggiore “leggerezza”. 











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    Sono Aurelia Bracciforti, nota come Astro Nashira.
    In questo blog propongo alla vostra attenzione alcuni spunti utili alle vostre riflessioni e all'identificazione con il Sé. 

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